Violetta Bellocchio e Sara, che vuol dire principessa.

Sara ha quindici anni quando decide di andarsene della bassa Emilia, lasciare casa e genitori senza dire nulla a nessuno per arrivare a Milano, trovarsi un lavoro, fare strada nel mondo dello spettacolo.

Siamo negli anni ottanta, e questa storia è racchiusa nell’ultimo libro di Violetta Bellocchio, Mi chiamo Sara, vuol dire principessa (Marsilio). Sara è bella, è affascinante, unica. La sua  missione è essere presa sotto l’ala del trentenne Antonio, famoso deejay bravo nel lanciare talenti che in realtà talenti non sono. Così, dopo aver aspettato per giorni, finalmente Sara riesce a parlargli e Antonio rimane stregato dall’adolescente che ha di fronte. Tanto da procurarle una carriera e anche un tetto sotto al quale vivere: quello di casa sua. Tra i due inizia una relazione, nonostante la differenza d’età. Il rapporto tra i due è fatto di gelosie, di squilibri.

Antonio trasforma Sara in una cantante pop, nonostante lei non abbia alcuna capacità nel canto, facendola cantare in playback, la presenta al pubblico col nome di Roxana, le crea nuova identità e nuova vita, e la manda in tour per l’Italia insieme ad una band di giovani musicisti.

Nella vita di Sara entra così a far parte Vic, uno dei ragazzi del complesso. Da qui la sua vita cambierà di nuovo, ancora. Perché Sara è giovane, e deve trovare se stessa.

Ho incontrato Violetta Bellocchio, e mi ha raccontato di Mi chiamo Sara, vuol dire principessa, così:

– Il tuo libro racconta due fasi di una ragazza. Alla ricerca di fama prima, alla ricerca di se stessa, anche in maniera inconsapevole, poi. C’è una parola che ricorre infatti nel tuo romanzo, ed è “futuro”.

E’ vero. Il futuro è l’ossessione di Antonio. La proiezione verso il futuro lo fa grande in un certo senso, perché lui si considera un grande, uno capace di creare personaggi e successi nel tempo. Ma è anche patologico, perché non riesce mai a godersi il presente.  Quando crea Roxana guarda al futuro, alla giovinezza di questa ragazza, e quando si rende conto che non c’è un futuro per questo personaggio si interessa ad altro, si proietta oltre.

Come mai hai scelto gli anni ottanta come periodo storico?

E’ un periodo che ho visto con la coda dell’occhio, ed era l’unico che potesse far funzionare bene la storia. In quegli anni si creavano davvero fenomeni e star dal nulla: ragazzi e ragazze presi dal nulla, in discoteca e nei locali, magari senza alcun talento, ma con presenza scenica. Gli si costruiva addosso un personaggio. In questo caso si parla di musica, e negli anni ottanta si poteva essere pop star senza alcuna predisposizione musicale. Oggi esistono i Talent Show, si deve necessariamente partire dal una base, un minimo di capacità. Quello che accadeva allora oggi non sarebbe più possibile.

Come sono nate Sara e la sua storia?

Sara mi si è presentata, dall’inizio con questo nome. Sapevo di voler raccontare la sua storia. All’inizio l’ho pensata come donna adulta, ma poi ho capito che andava raccontata un’altra fase della sua vita.

Parliamo dei rapporti di Sara con gli altri personaggi: con Antonio e poi con Vic.

Antonio vede in Sara una proiezione di se stesso, si rivede come in uno specchio, in un certo senso. Sara è la sua tela bianca, che può dipingere come vuole. Lui è un uomo che potrebbe avere tutte le donne che vuole, ma si fissa su questa ragazzina perché la può plasmare e perché vede in lei quello che ha sempre avuto lui: la fame di arrivare.

Vic invece rappresenta altro. Anche lui è un ragazzo come Sara, non c’è uno sguardo oltre, è la prima persona con cui Sara si relaziona alla pari. E’ di fatto un contatto genuino che non pretende nulla,  una cosa a cui la protagonista non è affatto abituata.

Sara scappa di casa, ad un tratto i genitori capiscono dive sia solo perché la vedono su giornali e tv. La vanno a trovare, ma la lasciano lì, non provano a riportarla indietro. Come mai?

I genitori la danno per persa. Sara, nel suo scappare di casa pensa a se stessa, non prende nemmeno in considerazione che i suoi possano riconoscerla in qualche programma televisivo, non è focalizzata su quello. I genitori capiscono questo, quando si rivedono la trovano con una nuova vita, apparentemente inserita. Sanno che non potrebbero portarla indietro. La lasciano andare.

A questo proposito mi sono chiesta come potrebbe essere Sara con la stessa età che ha nel mio libro, oggi. Probabilmente si farebbe selfie e li posterebbe sui social. Non sarebbe la stessa cosa. Anche per questo il periodo in cui è ambientato il romanzo è fondamentale. Oggi non sarebbe pensabile scappare di casa senza lasciare alcuna traccia. E credo anche che Sara oggi non si metterebbe mai alla prova.

Mi chiamo Sara, vuol dire principessa è uno spaccato sul mondo dello spettacolo così come si presentava negli anni ottanta. Il punto di vista è per tutto il tempo quello di Sara, che può essere qualcun altro, o essere se stessa, può essere una famosa cantante in playback oggi, una meteora domani.

Il ritmo è piuttosto serrato, lo stile dell’autrice asciutto, diretto. La storia di Sara è divisa in due parti. Chissà se si è trovata, se ad un certo punto ha smesso di guardare troppo al futuro, per potersi godere il presente.

Violetta Bellocchio

Mi chiamo Sara, vuol dire principessa

Marsilio

Pagine: 285

Prezzo: 17,50 euro

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