Comunicazione e business nell’era dei selfie.

Il mondo cambiato alla rapidità della luce dai computer, da internet e dall’arrivo di social network e chat ha mutato radicalmente anche le nostre vite e il nostro modo di comportarci e rapportarci con gli altri. I nostri gesti sono legati agli smartphone, al controllo ossessivo di mail e facebook, di hashtag e via così.

Cresce inevitabilmente, perciò, il numero di testi che studiano questo fenomeno, cercando di analizzare quello che accade a noi, nelle nostre case, alle nostre famiglie e ai nostri amici. Un libro molto interessante in tal senso è People are media. Il business digitale nell’era dei selfie ( Modadori Electa ), scritto da Aldo Agostinelli, digital marketing director di Hewlett Packard a San Francisco nel 2013 e ora in Sky Italia come digital officer, e Silvio Meazza, cofondatore nel 2010 di M&C SAATCHI Milano. Due che della materia ne capiscono, insomma.

Il volume parte dal presupposto che tutti quanti facciamo parte del mondo digitale, e affronta l’argomento parlando dei singoli e delle aziende che devono saper stare al passo coi tempi senza perdere una minima innovazione.

Il primo gesto della nostra giornata è oramai quello di guardare il cellulare sul comodino subito dopo aver spento la sveglia ( sempre impostata sull’oggetto in questione) , e questo movimento si ripete un numero esponenziale di volte nell’arco della giornata, creando un’inevitabile crollo della soglia d’attenzione: notifiche, suoni, avvisi di ogni genere ci portano ad aprire lo smartphone per vedere cosa sta accadendo nel mondo, quale fotografia hanno postato i nostri amici su Instagram, quale piatto hanno ordinato al ristorante, così bello che magari necessita di pochi filtri e via così.

Quello che i social creano, oltre la dipendenza, sono  vite più o meno irreali, tutte belle e felici, realtà virtuali che spacciamo agli altri come vere. Non raccontiamo di noi. Raccontiamo chi vorremmo essere.

Agostinelli e Meazza narrano la verità, lo fanno con  consapevolezza e competenza: ci raccontano che lo storytelling tradizionale è morto, e le aziende che ne fanno uso non possono avere successo perché i loro contenuti sono oramai troppo lunghi e probabilmente noiosi perché qualcuno ne legga una minima parte. Bisogna che le società si comportino come l’utente richiede. E’ sempre stato così, solo che ora tutto corre molto più veloce, e non si torna indietro.

Siamo nell’era della customizzazione, in cui qualsiasi cosa chiediamo sul motore di ricerca poi ci apparirà ovunque, anche  grazie alla geolocalizzazione , la privacy è poca e ce ne sarà sempre meno e probabilmente ci andrà bene così, se il risultato sarà di avere tutto, subito, senza bisogno di muoversi.

Ma secondo i due autori la strada è ancora lunga e la digitalizzazione è appena all’inizio, perché l’intelligenza artificiale non è ancora in grado di prevedere, ma solo di riproporci in larga parte quello che già abbiamo, perché l’abbiamo già cercato ( e trovato) in rete.

Tutto ciò, in duecentoventidue pagine mette un po’ in allarme in alcuni casi. Non si torna indietro, ma forse potremmo prenderne coscienza e, se non potremo rallentare, potremo almeno vivere la rete in maniera più equilibrata. Forse.   Come sarà la nostra vita?

Aldo Agostinelli, Silvio Meazza

People are media

Mondadori Electa

Pagine: 222

Prezzo: 19,90 euro

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