Le macchinazioni

Tra mito della celebrità e paura di non essere amati, Le macchinazioni di Baret Magarian ( Edizioni Ensemble) è un romanzo con punte di ironia che narra qualcosa di grottesco,  della nostra società in cui apparire sembra per molti l’unica via per affermare la propria esistenza.

Così Magarian ci racconta di Oscar Babel, giovane di bell’aspetto che nella vita fa il proiezionista in un cinema, che ormai vede il buio della sala cinematografica come una gabbia dalla quale deve uscire ma non sa come farlo.

In realtà Oscar è un pittore, ma l’ispirazione l’ha abbandonato e così trova come valvola di sfogo il suo amico Daniel Bloch. Daniel è uno scrittore, e anche lui è bloccato: sente di non saper più scrivere, ma il confronto con Babel lo porta a scrivere proprio dell’amico, sino a farlo diventare una sua creatura letteraria, inventando per lui una vita tutta nuova ed edificante. Continua a leggere

Il dannato caso del Signor Emme

Una storia pazza, che prende vita attraverso personaggi pazzi, divertenti e tutti a loro modo, brillanti, è quella narrata da Massimo Roscia in Il dannato caso del Signor Emme ( Exorma).

Ma chi è il Signor Emme? Sveliamo subito il mistero, Emme è Paolo Monelli, giornalista scomparso nel 1984 a Roma. Il New York Times lo ricordò non solo come giornalista ma anche come uno dei romanzieri migliori in Italia. Monelli fu inviato in Europa tra fascismo e resistenza e raccontò all’Italia esperienze eccezionali. Nonostante tutto questo Monelli sembra essere sparito dalla memoria dei suoi compatrioti, insieme al suo immenso lascito. Continua a leggere

Nadia. Un mistero a Hollywood

Tra i vari campi in cui le donne non hanno mai avuto vita facile c’è anche quello dei fumetti. Per fortuna però, ci sono sempre donne che non demordono, e arrivano laddove non si pensava. Nel mondo del disegno merita certamente una menzione Lina Buffolente ( 1924-2007), la prima disegnatrice di comics in Europa, non solo in Italia. Tra le innumerevoli tavole da lei realizzate quelle per Buffalo Bill, Tom Mix e Tom Bill, e poi quelle per i grandi classici come Piccole donne, Orgoglio e pregiudizio, e ancora Zanna Bianca.

Oggi i fumetti di Buffolente si possono ammirare in Nadia . Un mistero a Hollywood, la cui storia è stata scritta da Arutnev, ovvero Giulio Cesare Ventura, dirigente d’azienda, editore e sceneggiatore, fondatore della Ventura Editore e anche il primo ad utilizzare il termine romanzo rapportato alla letteratura disegnata.

Il volume, edito Rina Edizioni, con prefazione di Laura Scarpa che ben spiega la storia del fumetto a partire dal dopoguerra, quando i fumettisti italiani lavoravano in anonimato o sotto pseudonimo, racconta una storia ambientata a Hollywood nel 1946: qui Nadia, attrice del momento, è ammirata e corteggiata da tutti. Continua a leggere

Perché ti ho perduto

La poesia, la follia, l’infanzia dura con la guerra in corso. Fa tutto parte del bagaglio di Alda Merini, la poetessa dei Navigli, tanto cara non solo ai milanesi ma a tutti gli italiani che possono godere ogni giorno delle sue opere. Ma come sono nati i suoi scritti? Lo racconta in maniera altrettanto poetica Vincenza Alfano in un libro edito da Giulio Perrone intitolato Perché ti ho perduto. Una biografia liberamente ispirata in cui fa capolino, prendendosi poi la scena, l’amore.

Alda Merini era una voce libera, non amava e non sottostava ai compromessi: non ci stava, a seguire le regole. Rivelazione del Cenacolo di Giacomo Spagnoletti, Alda divenne l’amante di Giorgio Manganelli, sposato, con una famiglia, al quale aveva donato tutta sé stessa sapendo di andare incontro alla sofferenza, che svaniva però ad ogni loro incontro. Continua a leggere

Amami come nei film

Un libro per gli amanti del cinema e delle storie d’amore, quello di Owen Nicholls intitolato Amami come nei film e pubblicato da Sperling&Kupfer.

Colmo di citazioni cinematografiche e descrizioni di scene dei classici del grande schermo ( e non poteva essere diversamente, visto che l’autore inglese è sceneggiatore), il romanzo parla di Nick, che lavora in un cinema come proiezionista, e di Ellie, la ragazza che l’ha stregato la sera delle elezioni di Obama nel 2008, la donna di cui si è innamorato ed è stato ricambiato per quattro anni, con la quale ha vissuto fino a quando lei, un giorno se ne è andata. Continua a leggere

L’arte di legare le persone

Ci sono vite che sono romanzi. Bisogna solo scriverle, portarle sulla carta. Questo ha fatto Paolo Milone, psichiatra genovese che ha lavorato in un Centro di studio mentale e poi in un reparto di Psichiatria d’urgenza, che ha da poco pubblicato con Einaudi L’arte di legare le persone.

L’arte di legare le persone è appunto la vita di Milone, raccontata attraverso i suoi pazienti, un libro senza sequenza temporale, una narrazione tramite frasi brevi, concise, che trasmettono tutta la gravità di un lavoro come quello dello psichiatra, che quotidianamente si rapporta con i problemi della gente e non sempre riesce a salvare chi proprio non ce la fa più. Con dosi d’ironia necessaria, l’autore racconta di come il suo mestiere lo tenesse occupato ventiquattro ore al giorno, tra visite, TSO, telefonate. E quando aveva un giorno libero, Milone aveva tempo di ascoltare i problemi dei suoi amici.

Un lavoro, una vita. Continua a leggere

Che cosa c’è da ridere

Cosa c’è da ridere quando ti tolgono la libertà, ogni diritto, quando ti additano come il male del mondo e ti buttano in un campo di concentramento? Nulla, verrebbe da dire. Veramente nulla.

Le risate in situazioni critiche e terribili possono essere interpretate in due maniere: come mancanza di rispetto la prima, come arma di difesa la seconda.

E’ sull’approccio alla risata in tempi di guerra che prende vita l’ultimo romanzo di Federico Baccomo intitolato Che cosa c’è da ridere ( Mondadori), così, senza un punto interrogativo: un titolo che cattura l’attenzione proprio per quella mancanza. Ma quella mancanza di interrogativi viene compresa appieno, durante la lettura di questa storia unica, il cui protagonista è l’ebreo Erich Adelman.

Erich è un ragazzino quando lo conosciamo, vive a Berlno negli anni ’30, ha solo suo padre, che non perde occasione per dirgli quanto avrebbe preferito vedere morire lui invece di sua madre, deceduta durante il parto. Continua a leggere

Una vita di giorni impossibili

Una vita di giorni impossibili di Tabitha Bird ( Biplane Edizioni) è un romanzo poetico, che ci mette davanti alle differenti età della vita, alla ricerca di un perdono verso sé stessi, della comprensione di quanto ci è accaduto e di come andare avanti.

Qui siamo nel Queensland, Australia,  la protagonista è Willa. Ci imbattiamo subito in una Willa novantatreenne, con tanto di badante e sempre innamorata degli stivali, le sue calzature preferite sin da quando era bambina. Da qui  si alternano le età di Willa: quella di 93 anni appunto, quella di 34, la Willa di mezzo, e la Willa di 8 anni. Entriamo così in contatto con la sua vita, a partire dalla sua famiglia, composta dalla madre, da un padre violento e dalla sorellina Lottie, alla quale ha sempre raccontato storie magiche e fantastiche, stivali di gomma per volare via,  come forma di sopravvivenza, per superare una realtà troppo difficile. Continua a leggere

Lascia parlare il vento

Ignazio è un ragazzo sardo convertito all’islam, combattente dell’Isis traferitosi in Siria per il suo nuovo credo, e tornato in Italia come foreign fighter con in mente un attentato.

Augustin è invece catalano, è un artista deluso da tutto ciò in cui ha sempre creduto e che vuole cimentarsi in un’imponente opera ispirata al Grande vetro di Marcel Duchamp, con la quale pensa, è convinto, di poter contribuire in prima persona ad un epocale cambiamento alla storia dell’arte.

Infine c’è Lupo, un ragazzino di tredici anni che improvvisamente smette di parlare, creando incredulità e sofferenza ai suoi genitori. Continua a leggere

Fiore di roccia

Quando si parla di guerre si parla sempre di uomini. Di chi abbandona la propria casa, moglie e figli  per andare a combattere in nome del proprio paese.

La  verità però  è che in tempo di guerra le donne hanno avuto, hanno sempre un ruolo importante. Ma molto spesso questo ruolo non viene riportato, o viene dimenticato rapidamente. I

laria Tuti nel suo ultimo romanzo Fiore di roccia ( Longanesi), narra proprio una di queste storie: quella delle portatrici carniche, che durante la Grande Guerra sono diventate soldati tanto quanto i loro compagni, al fianco degli alpini.

Schiene, gambe e mani segnate dalla fatica, dal peso delle gerle colme di viveri e munizioni da portare sino alle trincee , le portatrici vennero chiamate dal Comando in difficoltà. Continua a leggere