La scelta #Childfree di Michela ( e di tante donne ). Non chiedetelo più!

Sarebbe senza dubbio più facile, quando  sei donna e raggiungi i quarant’anni o giù di lì e non hai figli ( anche se ha un compagno), dire a tutti che non puoi averne. Probabilmente tutti ti guarderebbero dispiaciuti, ma alla fine la cosa si fermerebbe lì. Invece quando dici alle persone che di figli tu non ne vuoi, ancora oggi vieni guardata un po’ di traverso, come se fosse una cosa anormale, come se non fosse possibile, per una donna, non arrivare mai al punto della propria vita in cui procreare è l’unica cosa importante da fare. Perché non vuoi figli??!

Michela Andreozzi, regista, attrice e autrice, racconta tutto questo, con tono ironico e divertente in Non me lo chiedete più, libro edito HarperCollins. #Childfree è l’hashtag giusto. La libertà di non volere figli e non sentirsi in colpa il succo del discorso.

Andreozzi è stata sposata, ha pensato di avere figli, ci ha anche provato con l’ex marito, ma non sono arrivati. E lei ha deciso che le andava bene in questo modo, perché tutto sommato avere un figlio non rappresenta per lei una priorità, perché per quanto i pargoli diano amore e soddisfazioni, non sono la via per far andar meglio la propria vita, specie se la propria vita va benissimo così com’è. Continua a leggere

Rimbaud e la vedova.

Tra aprile e maggio del 1875 Rimbaud arrivò a Milano dopo un rocambolesco viaggio a piedi dalla Svizzera, e lì venne ospitato da una donna, una vedova dai punti misteriosi che abitava in Piazza Duomo al civico 39. Questa storia è stata raccontata da Edgardo Franzosini in un libro pubblicato da Skira intitolato per l’appunto Rimbaud e la vedova. Il poeta, allora ventunenne, era inquieto, convinto di non avere più nulla da dire, tantomeno da scrivere; per questo aveva iniziato a viaggiare, vagabondando da un paese all’altro. L’autore del volume, dopo essere entrato in possesso di un articolo di giornale, ha scoperto del soggiorno di Rimbaud a Milano e ha deciso di volerne sapere di più: per questo ha dato vita a Rimbaud e la vedova, dove la vedova è una signora dignitosa, il cui marito mercanteggiava in liquori, e madre di un figlio mancato pochi mesi prima dell’arrivo del suo ospite, non è bella, tutt’altro, eppure pare abbia inciso profondamente nella vita del poeta come l’abissina Miriam che gli insegnò a  fumare, la fiamminga e procace Mia e la ragazza di Charleville che se ne andò subito dopo il loro primo appuntamento a cui si era presentata con la governante. Continua a leggere

Poesie, testi, opere d’arte che costruiscono la nostra memoria. Libere Letture.

Federico Roncoroni, autore della Grammatica italiana più adottata nelle scuole, torna con un libro, edito Mondadori, intitolato Libere Letture, che riporta quello che può succedere a tutti, nell’arco di una vita: imbattersi in opere d’arte, in testi, in poesie e dipinti che per svariati motivi non si dimenticheranno mai più. Magari non si rammenterà il titolo della stessa breve porzione di testo che torna alla memoria in maniera quasi del tutto esatta, ma quel che importa è quel contenuto, il senso, il messaggio. E quello che quell’opera ha significato per noi.

Roncoroni è uomo di cultura, e con una gran memoria, magari non accade a tutti di avere ben precise nella mente le pagine di un romanzo o di una poesia o il dettaglio di un quadro, ma qualcosa, della nostra giovinezza, del nostro percorso, inevitabilmente rimane dentro di noi. Anche solo per come l’abbiamo vissuto in quel momento. Continua a leggere

La provincia è sagra.

Un supereroe con tovaglia a quadri come mantello e un cappelletto sul petto. Così si presenta La provincia è sagra – Resistenza culinaria di un mondo in disfatta, nuovo libro del ferrarese Enrico Dal Buono, pubblicato da Historica  Edizioni.

Questo phamplet, scritto con tono ironico, racconta le sagre di provincia, nate per lo più negli anni ’90, ” feste di partito senza partito” , quelle che ancora resistono e che l’autore ci racconta tramite i personaggi che ne prendono parte, tramite il dialetto che tende a scomparire, tramite l’occhio di chi ha abbandonato la provincia, proprio come Dal Buono, per andare a vivere nelle grandi città, per trovare la possibilità di un lavoro migliore, per essere più libero, per espandere la propria mentalità. Continua a leggere

La vita da libraio di Shaun.

La vita dei librai oggigiorno è tutt’ altro che facile, si sa. Un po’ perché pare si legga sempre meno, un po’ perché le piattaforme come Amazon permettono alle persone di non dover mettere naso fuori di casa, ottenendo il volume che cercano in poco tempo a casa, mentre stanno comodamente sedute sul loro divano. Insomma, a meno che non si tratti di veri appassionati, che non entrano in libreria solo quando cercano un determinato titolo, ma anche per lasciarsi ispirare dagli scaffali pieni di pagine e dalle parole di un bravo libraio, quest’ultimo deve avere sempre nuove idee per mantenere a galla il proprio esercizio.

Einaudi ha da poco pubblicato un libro dal titolo Una vita da libraio,  che certamente piacerà molto alla categoria, e probabilmente tutti i venditori di libri, in un modo o nell’altro, si riconosceranno nelle parole del suo autore, Shaun Bythell, che per l’appunto di mestiere fa il libraio, di libri usati, in un paesino della Scozia che si chiama Wigtown. Continua a leggere

Il nuovo mondo del lavoro e come affrontarlo.

“Ma tu, Riccardo, che lavoro fai?”.

E’ la domanda che si sente rivolgere spesso Riccardo Pozzoli, autore per DeAgostini del libro Non è un lavoro per vecchi. Ed effettivamente la professione di Riccardo di vecchio non ha proprio nulla, e lui lo racconta bene, partendo dall’inizio, per rispondere al quesito che si sente rivolgere così tante volte. Nel 2009, l’allora ventitreenne Riccardo stava facendo uno stage a Chicago presso l’ufficio marketing di un’azienda leader nella produzione di articoli per l’irrigazione dei giardini. Al tempo il giovane era anche fidanzato con Chiara, una ragazza di Cremona che amava  fotografare i suoi outfit e pubblicarli sui suoi profili social. In America i blogger facevano già tendenza, e fu allora che i due ragazzi compresero che la passione di Chiara potesse diventare qualcosa di più di un hobby: un business.  Continua a leggere

Picasso. Uno, nessuno e centomila.

Picasso è probabilmente l’artista di cui si è parlato di più al  mondo: su di lui sono stati scritti saggi, romanzi, le persone che l’hanno conosciuto hanno sempre voluto dare testimonianza di quella che è stata la loro visione di un personaggio davvero unico.

Luca Scarlini, storyteller  saggista e drammaturgo ha pubblicato riguardo alla figura di Pablo Picasso un volume edito Skira intitolato Picasso. Uno, nessuno e centomila, in cui ha raccolto le parole di chi ha frequentato il pittore e scultore spagnolo, a cominciare da Fernande Olivier, pseudonimo di Amélie Lange, che a Picasso è stata legata per sette anni, dopo averlo conosciuto nel 1904, in una  spesso relazione difficile ( anche per via della gelosia, di lei e di lui), che ha portato alla realizzazione di una sessantina di ritratti della donna. Continua a leggere

I ribelli degli stadi.

In Italia il calcio è lo sport più seguito, quello per cui migliaia di persone ogni domenica ( o qualsiasi altro giorno si giochi) si riuniscono per dar vita a cori, voci, colori. Tutto per supportare  la propria maglia, la squadra che si è scelta per la vita qualsiasi cosa accada. Ogni tifoseria ha la sua “curva”, così viene definita la zona più “calda” dello stadio, quella frequentata da tifoseria organizzata, dagli ultras. Quella che ogni tanto può smettere di essere un supporto diventando un problema.

I ribelli degli stadi, libro di Pierluigi Spagnolo, giornalista della Gazzetta dello Sport, (non a caso il quotidiano più letto nel nostro paese) parla di questi tifosi, nel bene e nel male.

Spagnolo in questo saggio racconta la storia delle tifoserie, di quello che c’è di bello e di quello che c’è e c’è stato di brutto, di episodi da condannare e di quelli che invece non lo sono. Continua a leggere

Comunicazione e business nell’era dei selfie.

Il mondo cambiato alla rapidità della luce dai computer, da internet e dall’arrivo di social network e chat ha mutato radicalmente anche le nostre vite e il nostro modo di comportarci e rapportarci con gli altri. I nostri gesti sono legati agli smartphone, al controllo ossessivo di mail e facebook, di hashtag e via così.

Cresce inevitabilmente, perciò, il numero di testi che studiano questo fenomeno, cercando di analizzare quello che accade a noi, nelle nostre case, alle nostre famiglie e ai nostri amici. Un libro molto interessante in tal senso è People are media. Il business digitale nell’era dei selfie ( Modadori Electa ), scritto da Aldo Agostinelli, digital marketing director di Hewlett Packard a San Francisco nel 2013 e ora in Sky Italia come digital officer, e Silvio Meazza, cofondatore nel 2010 di M&C SAATCHI Milano. Due che della materia ne capiscono, insomma. Continua a leggere

Nasci, cresci e posta.

Come proteggere i figli dalle insidie della rete? Un tema sempre più dibattuto, questo. Sono molti i giornalisti e gli scrittori che si occupano di questo argomento molto complesso.  Se è vero che Internet permette di arrivare ovunque e a chiunque, questi stessi traguardi possono diventare un incubo quando si trasformano in stalking, bullismo e altre forme di violenza inaudita difficile da contrastare.

Simone Cosimi, giornalista, e Alberto Rossetti, psicoanalista e psicoterapeuta, si sono occupati della questione nel volume Nasci, cresci e posta. I social network sono pieni di bambini: chi li protegge? ( Città Nuova) , trattando il problema da un punto di vista familiare, dove i genitori devono essere in assoluto i primi a dare un’educazione ai loro bambini sulla vita virtuale. Cosa non facile, visto che i ragazzi, quelli nati con pc, tablet e smatphone in mano, sono scaltri e conoscono la rete molto meglio di papà e mamma.

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