Saremmo arrivati sulla luna senza le ragazze raccontate da Margot Lee Shetterly?

E’ il 1943 quando sulle pagine del Daily Mail appare un annuncio di ricerca di personale.

Gli impiegati di sesso maschile della NASA ( allora NACA) sono infatti impegnati in guerra, perciò l’industria aeronautica è alla ricerca di ragazze in grado di svolgere compiti di calcolatrici, assistenti tecniche e matematiche.

Pochi lo sanno, ma se John Glenn ha orbitato intorno alla terra e Armstrong ha messo piede sulla luna il merito va anche ad alcune delle ragazze che nel 1943 hanno risposto all’annuncio e hanno trovato lavoro, iniziato come temporaneo in attesa della fine della guerra. Donne afroamericane, per l’esattezza. Le donne che Margot Lee Shetterly ha raccontato nel suo libro  Il diritto di contare ( Hidden Figures il titolo originale), uscito in Italia grazie alla Casa editrice Harper Collins, che ha dato poi vita  all’omonimo film di successo di Theodore Melfi  interpretato da Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner e Kirsten Dunst ( in uscita in Italia l’8 marzo, giorno della Festa della donna).

La Shetterly ha portato avanti un’incredibile ricerca riguardo alla storia di Dorothy Vaughan, Mary Jackson, Katherine Johnsn e Christine Darden, che hanno lasciato il lavoro da insegnanti, la famiglia e tutto ciò che è sempre stato il loro mondo per trasferirsi a Hampton, in Virginia, ed entrare nel Langley Memorial Aeronautical Laboratory.

L’ingresso di queste donne  e altre come loro nei laboratori, ha segnato un momento storico, anche perché non si può dimenticare che in questo periodo il sud degli Stati Uniti è segnato dalla discriminazione razziale: da una parte ci sono i bianchi, dall’altra, i neri. Non ci si mescola sui mezzi di trasporto, non ci si mescola da nessuna parte.  E la NASA non fa eccezione. Ci sono i bagni per gli uni e i bagni per gli altri. Le persone di colore hanno i loro uffici, divisi dagli altri.

L’autrice parte da qualcosa che tutti sappiamo, certo, ma va più a fondo ( dedicando svariate pagine ai numeri rispetto alla differenza degli impieghi dati a neri e bianchi e  alla diversità di salario, lasciando sempre e comunque senza parole ), parlando di una pagina della NASA conosciuta a pochi, pochissimi.

Eppure il lavoro di Dorothy, Katherine, Christine e Mary, donne afroamericane, si rivela presto fondamentale per raggiungere l’obiettivo a cui l’America aspira, ovvero battere l’Unione Sovietica nella corsa allo spazio e riportare una decisiva vittoria nella guerra fredda

Sullo sfondo della seconda guerra mondiale ci sono state donne che si sono battute per i loro diritti, che hanno dovuto dimostrare, più di tanti altri, di essere intelligenti, capaci alla pari di chiunque altro, e alla pari di chiunque altro in grado di fare una carriera che deve essere riconosciuta secondo i meriti .

Abbattere le barriere razziali, per ottenere quelli che dovrebbero essere diritti inalienabili.

Margot Lee Shetterly, che per i suoi studi ha ricevuto una borsa di studio dalla Virginia Foundation of the Umanities,  ha incontrato molte di queste donne, si è immersa nelle loro incredibili vite, nelle difficoltà e nella loro voglia di non arrendersi.

Margot Lee Shetterly

Il diritto di contare

Harper Collins

Traduzione di Cristina Ingiardi

Pagine: 381

Prezzo: 18,00 euro

 

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2 risposte a “Saremmo arrivati sulla luna senza le ragazze raccontate da Margot Lee Shetterly?

  1. Grazie oggi ho appreso una notizia nuova e molto interessante. Comprerò sicuramente il libro. La storia di donne sconosciute ma che hanno fatto la storia all’insaputa di tutti. Sono molto colpita.

    • Felice che ti sia piaciuto il consiglio di lettura! Ci sono persone sconosciute ai più che invece hanno cambiato il mondo. Sono storie importanti e bellissime.

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