Primadonna – Novelle per Eleonora Duse

Un’opera che celebra una donna indimenticabile, Primadonna – Novelle per Eleonora Duse è stato scritto  da Maria Pia Pagani, Ricercatrice in Discipline dello Spettacolo all’Università degli Studi di Napoli “Federico II,  e pubblicata da Bibliotheka.

Il libro rende omaggio a Eleonora Duse, una delle più grandi attrici teatrali di tutti i tempi, attraverso una raccolta di novelle scritte da vari autori italiani, che celebrano la sua vita e il suo impatto sulla cultura teatrale e letteraria.

Eleonora Duse, acclamata come “la più grande attrice del mondo”, è un simbolo del teatro moderno. La sua carriera, che ha attraversato periodi di fame, instabilità domestica e delusioni affettive, è stata una continua scalata verso il successo e la fama internazionale.

La Duse non era solo una primadonna per il ruolo che ricopriva sul palco, ma per una condizione intrinseca della sua anima, una condizione che Maria Pia Pagani esplora con grande sensibilità e profondità.

L’età fragile

Nelle narrazioni di cronaca nera, spesso l’attenzione è rivolta alle persone direttamente coinvolte, ma raramente si esplorano gli effetti profondi che questi eventi hanno su luoghi e comunità intere.

Donatella Di Pietrantonio, nel suo romanzo L’età fragile, pubblicato da Einaudi e vincitore del Premio Strega 2024, affronta proprio questo tema, mettendo in luce come la vergogna e il senso di colpa possano colpire chi sopravvive alle tragedie, influenzando l’identità collettiva di una comunità.

Di Pietrantonio racconta di Lucia, fisioterapista separata dal marito che, durante la pandemia, accoglie nuovamente a casa la figlia Amanda, tornata da Milano visibilmente cambiata e segnata da un qualcosa, un fatto mai realmente, mai totalmente dichiarato. Lucia vede, cerca di capire, ma non è facile, nemmeno trovare il giusto equilibrio tra interesse sincero e ficcare il naso.

Lucia deve anche confrontarsi con suo padre, un uomo burbero ma affettuoso a modo suo, che intende lasciarle in eredità un terreno ai piedi del Dente del Lupo, nel massiccio del Gran Sasso.

Atlante goloso del mito

Marilù Oliva, maestra nel raccontare figure e storie mitologiche, arriva in libreria con un  nuovo volume, Atlante goloso del mito. Il cibo degli antichi. Storie, ingredienti e nuove ricette. Il libro, edito da Rizzoli, è un itinerario che esplora la mitologia attraverso il gusto e la cucina. Dopo L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre, L’Eneide di Didonesi , e molti altri libri, l’autrice si cimenta ora in un’opera che fonde le sue due grandi passioni: mitologia e cucina.

L’idea di questo libro nasce proprio da queste due passioni, coltivate attraverso anni di studio della mitologia greca e romana e di esperienze culinarie personali. La ricerca che ha sostenuto la stesura di questo libro è stata approfondita e variegata, basandosi su saggi storico-gastronomici contemporanei e antiche fonti come il ricettario di Apicio.

Il risultato è un affascinante excursus sulle abitudini alimentari e le credenze degli antichi, con tante immagini a completare il testo. La differenza fondamentale tra l’approccio antico al cibo e quello moderno sta nel fatto che per gli antichi, in particolare le classi meno abbienti, il cibo era principalmente una questione di sopravvivenza piuttosto che una stimolazione sensoriale.

Oltre

Due brutali omicidi eseguiti nello stesso giorno, nello stesso modo, a quasi millecinquecento km di distanza, uno a Roma e uno a Parigi.

Le vittime sono Guido Gambassi e Vivienne Colmart, due scienziati noti per i loro pionieristici studi sulla fisica quantistica, collaboratori e amici di Giovanni Venturi, il terzo membro del trio premiato con il Nobel nel 2002. Le modalità rituali degli omicidi, il taglio delle mani e l’asportazione di occhi e ghiandole surrenali, appaiono difficili da spiegare, e così nell’indagine vengono coinvolte  non solo le polizie di Italia e Francia, ma anche i servizi segreti italiani.

Gigi Paoli, nel suo nuovo romanzo Oltre (Giunti), ripropone il protagonista del suo precedente successo La voce del buio, Piero Montecchi.

Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher

Un giallo ( più o meno) come recita la copertina, Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher di Alice Guerra, pubblicato da Rizzoli, è un libro incredibilmente ironico.

Ambientato a  Mestre città natale dell’autrice e influencer,  il romanzo racconta le avventure della stessa Alice, che diviene improvvisamente aspirante investigatrice ispirandosi alla sua eroina,  la celebre protagonista della serie televisiva “La Signora in Giallo”, Jessica Fletcher.

La storia inizia con la misteriosa scomparsa di Luigino, un novantenne che vive in compagnia delle sue galline. La sua bicicletta viene ritrovata abbandonata, sollevando preoccupazioni tra le “comari” del quartiere e mobilitando involontariamente Alice e il commissario siciliano Lo Cascio, che detesta il Veneto e sogna di tornare in Sicilia. Lo Cascio, impegnato in un complicato caso di droga, è un personaggio intelligente ma arrogante, che vede la sparizione di Luigino come un’inutile distrazione dai suoi compiti principali.

Dosolina, l’angelo dei bambini

Dosolina, l’Angelo dei bambini di Mara Di Noia e pubblicato da Spartaco,  cattura il lettore  immergendolo  nella Milano nebbiosa dei Navigli, dove una leggenda urbana si mescola con la realtà storica.

La protagonista, Dosolina, è una figura straordinaria, conosciuta come l’Angelo dei poupon. Durante la Seconda guerra mondiale, in un momento di grande pericolo, trova il coraggio di trasformare la sua vita, passando da giovane donna costretta alla prostituzione a eroina della resistenza.

Salvata da un’aggressione da Guglielmo, Dosolina decide di dedicarsi a una missione di salvezza, trasportando in bicicletta neonati ebrei oltre il confine per salvarli dai nazisti. Ogni pedalata è un atto di coraggio che rifonda il senso della sua esistenza, trasformando la leggenda in una testimonianza storica di grande impatto. Parallelamente, la storia contemporanea di Alain, un medico svizzero, si intreccia con quella di Dosolina.

La famiglia è ancora qui

Lisa Jewell, autrice londinese nota per i suoi avvincenti noir, torna in libreria con La famiglia è ancora qui,  pubblicato in Italia da Neri Pozza.

Questo thriller riprende i personaggi de La famiglia del piano di sopra, sviluppando una trama a orologeria che culmina in una verità sorprendente e mai prevedibile.

La storia si apre nel 2019, con l’ispettore Samuel Owusu che riceve una chiamata alle prime luci dell’alba. Sulle rive fangose del Tamigi è stato ritrovato un sacco nero contenente resti umani. Gli accertamenti della Scientifica collegano i resti a un vecchio caso irrisolto: tre persone, marito, moglie e un terzo uomo, erano stati trovati morti, allineati come in un rituale, nella cucina della loro elegante casa di Chelsea. Al piano di sopra, una bimba di pochi mesi piangeva, mentre i due figli adolescenti della coppia erano scomparsi nel nulla. Questo cold case era rimasto senza sbocchi, segnato da profili di DNA ignoti e le inquietanti ombre di una setta, un triplice suicidio mai confermato e una duplice scomparsa.

Una morte onorevole

Torna in libreria il Commissario Luca Botero, alias l’Amish, personaggio nato dalla penna di Paolo Roversi, con una nuova indagine intitolata Una morte onorevole ( Mondadori).

Botero è un personaggio affascinante e unico nel suo genere per il suo approccio investigativo decisamente retrò, senza cellulari e computer, ma con una memoria eidetica e una mente deduttiva brillante che rinuncia consapevolmente alla tecnologia moderna, preferendo affidarsi a un mix di osservazione, inferenze e attenzione alla prossemica, proprio come un detective d’altri tempi.

La trama si sviluppa nella Milano  post-Expo del 2015, con il lussuoso Savoy come teatro del crimine. Qui, l’onorevole Vincenzo Greco viene trovato morto durante una celebrazione legata alla fine dell’EXPO e al progetto della nuova tangenziale est esterna di Milano, la TEEM.

Cambio vita, vado al sud

Vivere in una città frenetica come Milano, immersi nel lavoro e nel traffico cittadino può andare bene, o forse no. Bisogna prendere le misure, decidere cosa è meglio per noi. Andare a vivere al sud, dove la vita è più calma e probabilmente salutare, può rappresentare una soluzione, certo, ma  bisogna prendere una decisione non da poco, e come in tutte le cose, anche avere u n pizzico di fortuna.

Un cambio così radicale l’ha fatto Alessandro Brunello, noto per il suo passato come comico e autore per Zelig, Rai 2, Radio 105 e come pioniere del crowdfunding. Brunello, a quarantasei anni, decide di abbandonare la frenetica vita milanese per trasferirsi in Puglia, alla ricerca di una felicità autentica e duratura. E ci racconta tutto in Cambio vita, vado al sud – diventare terroni e vivere felici.

Il libro, pubblicato da Salani,  inizia con una riflessione sulla malinconia tipica della fine delle vacanze estive, un sentimento che l’autore confessa di non provare più dopo aver cambiato radicalmente la sua vita. La narrazione di Brunello è impregnata di ironia e introspezione, rendendo il lettore partecipe del suo percorso di riscoperta e rinascita. L’idea centrale del libro è che lo stile di vita di ciascuno di noi è una scelta personale, spesso archiviata tra i pensieri semplici che sorprendentemente riaffiorano, ma che raramente vengono seguiti fino in fondo.

Elegante da morire

Che risate nel cinico mondo pieno di lustrini della moda raccontato da Renata Molho, giornalista al suo primo romanzo. Elegante da morire ( Baldini+Castoldi).

La scena non può che aprirsi a Milano: Madame JesaisTou ( alisas Gaetana Pizzuti), nota direttrice di altrettanto famosa rivista, viene trovata morta nel bagno di un esclusivo locale, uccisa con uno stiletto.  Gli invitati alla festa scambiano la scena con il sangue che fa pendant con i capelli rossi della vittima  per una performance artistica, riflettendo il cinismo e la superficialità dell’ambiente. Solo l’addetta alle pulizie, estranea a quel mondo, capisce la verità il giorno dopo. Molho crea personaggi dai nomi evocativi come Madame Jasais Tout, Only Money, Ernesto J’Adore e Gabrielle Levent Contraire, ognuno rappresentante diverse dinamiche e ipocrisie della moda.